Pelecca: «Boom di disoccupazioni nella Tuscia. Urge un tavolo di rilancio provinciale in cui tutte le istituzioni locali facciano la propria parte».
20 gennaio 2012 - La situazione lavorativa della Provincia di Viterbo, nei primi giorni del nuovo anno, ha registrato dati se possibile più preoccupanti di quelli con il quale si è concluso il 2011. La nostra cartina di tornasole è rappresentata dalle domande di disoccupazione presentate nei vari uffici provinciali, al patronato Inas: in 20 giorni sono state oltre 100 le richieste. Un dato che ci rende un’idea rappresentativa della drammatica condizione con la quale dobbiamo confrontarci. Se non poniamo per tempo gli argini, la situazione diventerà sempre più ingestibile.
A fronte di una lieve diminuzione riguardante le richieste di cassa integrazione in deroga, negli ultimi mesi, sempre più aziende radicate nella Tuscia stanno chiudendo battenti. Un’emorragia che rischia di trasformarsi in dissanguamento, se si continua a sperare che la ferita si chiuda da sola.
Non dobbiamo fra l’altro dimenticarci che il Viterbese versa in uno stato già peggiore rispetto alla media nazionale: 13,5% di disoccupazione locale (8,5% nazionale) con la cassa integrazione che nel 2011 ha raggiunto la cifra impressionante di oltre 6 milioni di ore.
Se la politica non si assume le proprie responsabilità nel rilanciare attivamente il territorio, si profila un nuovo annus horribilis per il mondo del lavoro nostrano.
Bisogna ripartire da dove eravamo rimasti. Cercando di tutelare in particolare le famiglie, i giovani, le donne, gli over 50 e puntando al reimpiego dei lavoratori in cassa integrazione e dei disoccupati; valorizzando, con le necessarie correzioni, gli istituti esistenti che promuovono ed incentivano il lavoro stabile.
Va rilanciato il ruolo della contrattazione di secondo livello; così come è necessario attivare controlli indirizzati alla trasformazione di contratti di lavoro oggi impropriamente utilizzati (lavoro a progetto, associati in partecipazione, false partite iva, tirocini) in forme tendenzialmente rivolte verso la stabilizzazione. Per contrastare gli abusi ricorrenti che riguardano le tipologie di lavoro flessibile, va introdotto il principio generale della parificazione dei costi contrattuali e contributivi rispetto al lavoro subordinato a tempo indeterminato, maggiorati di una quota per gli ammortizzatori sociali, sul modello del lavoro somministrato, che in via generale potrebbe riassorbire molte delle tipologie contrattuali esistenti.
In aggiunta e in conseguenza alle diffuse difficoltà occupazionali, si è determinato un processo progressivo ed inesorabile di perdita del potere di acquisto delle retribuzioni e delle pensioni, accentuato dalle manovre restrittive sul bilancio realizzate nel 2011 che hanno inciso pesantemente in materia di costo dei carburanti, di incremento della fiscalità locale e addizionali regionali, di aumento delle imposte sulla prima casa, dell’Iva e del bollo, facendo aumentare in modo vertiginoso condizioni di difficoltà economica e sociale.
Serve la volontà di mettere in atto quanto prima un tavolo provinciale di rilancio territoriale coinvolgendo tutte le istituzioni locali; ma con la reale volontà di mettersi seduti a quel tavolo, per trarre soluzioni condivise. Va presentato un progetto comune su forme di incentivi e proposte di crescita da presentare poi a chi siede sugli scranni della Pisana. In questo ambito è necessario creare tutte le condizioni necessarie per rimettersi in carreggiata, con l’impegno di tutti i livelli istituzionali, nei tempi più solleciti.
Va perorato con forza l’oramai improcrastinabile avvio di investimenti infrastrutturali propedeutici ed imprescindibili per una ripartenza economica della Provincia di Viterbo, utilizzando a questo fine tutte le risorse pubbliche disponibili, coinvolgendo le imprese e i capitali privati e sbloccando il patto di stabilità per gli investimenti negli enti locali.
Urge la necessità di assumersi obblighi concreti: i consiglieri regionali eletti nel Viterbese devono farsi concretamente portavoce delle istanze che giungono loro quotidianamente dal territorio che rappresentano, riducendo i proclami e dedicando sforzi a profusione per ottenere risultati tangibili.
L’obiettivo prioritario è quello di invertire, per quanto possibile, la pericolosa tendenza recessiva, creando i presupposti per assistere chi ha un lavoro precario, rischia di perderlo o non l’ha mai avuto.
La politica deve dimostrare maggiore buona volontà anche per definire intese sindacali volte all’avvio di nuovi investimenti produttivi e nuova occupazione, in particolare nel settore dei servizi pubblici locali, con il miglioramento degli stessi e la riduzione dei costi per i cittadini, fungendo da supporto alla soluzione delle numerose crisi aziendali e settoriali, agendo concretamente per reperire i fondi pubblici.
Ai fini del sostegno della produttività del sistema economico vanno migliorati e resi strutturali la detassazione e la decontribuzione del salario di produttività tramite la contrattazione collettiva aziendale e resi maggiormente selettivi gli incentivi e gli sgravi fiscali per le imprese, ancorandoli maggiormente all’innovazione tecnologica ed organizzativa, all’incremento delle assunzioni, alla crescita della produttività, tramite comportamenti socialmente responsabili, promuovendo l’avanzamento della specializzazione e della modernizzazione del nostro sistema economico.
Il compito che spetta alla politica ed a tutte le istituzioni locali è sicuramente arduo, ma se si fa uno sforzo comune, un risultato migliorativo nell’ambito della condizione occupazionale generale della provincia di Viterbo è sicuramente possibile ottenerlo.
Il Segretario Generale Cisl Viterbo

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