![]() |
|
|
Sciopero generale unitario contro l’iniquità della manovra Monti e le sue gravi ripercussioni, in particolare nel comprensorio della Tuscia.
12 dicembre 2011 - Lo sciopero generale di 3 ore del 12 dicembre 2011 rappresentava una protesta decisa contro le misure decise dal governo Monti, che rischiano di avere un impatto oltremodo punitivo sulla già critica situazione della Provincia di Viterbo. Si tratta di provvedimenti che avranno l’effetto di bloccare lo sviluppo, aprendo piuttosto un circolo vizioso verso la recessione. Una delle categorie maggiormente vessate nella Tuscia sarà quella dei pensionati, i quali contribuiscono a formare una fetta determinante del Pil Provinciale: su 310.000 abitanti, una persona su tre rientra in questo macrocosmo; il 60 % dei quali usufruisce del regime pensionistico minimo. Rischia di diventare ancor più pesante anche la situazione della cassa integrazione nella Tuscia, soprattutto nel settore ceramico di Civita Castellana (interessando per la maggior parte redditi medio-bassi): l’ultimo trimestre ha ondeggiato sulla cifra consistente di 220.000 ore lavorative. La disoccupazione giovanile e delle donne si attesta invece al 13%, contro la già grave situazione nazionale che si ferma comunque all’8,5%. Rimaniamo turbati anche in merito all’incidenza dell’Imu sul comprensorio Viterbese, dove in molti possiedono una piccola casa di proprietà; così come dall’innalzamento di 2 punti percentuali dell’Iva da luglio 2012. Graverà pesantemente pure l’accisa sul carburante, che costringerà molte persone ad effettuare meno spostamenti, limitando i viaggi per raggiungere il Capoluogo o i negozi sparsi sui 61 Comuni autoctoni, a partire dalle spese natalizie. La riduzione dei consumi condurrà di rimando ad un calo di occupazione pure nel settore dei Servizi, nostro baluardo nel Viterbese. Altro punto dolente che si ripercuoterà sulla Provincia, l’aumento dell’addizionale Irpef per Regioni e Comuni, gravando ancora di più su coloro i quali le tasse le pagano da sempre. A quanto sopra detto, va sommato, a monte, lo stallo regionale ben noto, che a seguito dell’83% del bilancio impiegato per coprire il buco della sanità, non consente di prevedere misure legate al Welfare, a favore di molti cittadini che avrebbero bisogno, ora più che mai, di un supporto da parte della Pisana. Serve più equità, bisogna distribuire diversamente i sacrifici affinché siano chiamati a pagare coloro che sino ad oggi non lo hanno fatto. Occorre investire sul lavoro e dare una prospettiva vera ai giovani di questo Paese. |
||